Pittore, scultore, disegnatore, incisore, critico ed artista nel senso più ampio del termine, Quirino De Ieso nasce a San Giorgio La Molara (Benevento) il 21 agosto del 1926, da una famiglia di proprietari terrieri dimorante in campagna. Il nome Quirino, dal latino Quirinus (divinità di origine romana di primaria importanza), fu scelto dal padre, che coltivava un profondo e vivo interesse per la storia romana; un nome scelto quasi come buon auspicio per la prosperità della loro vita agreste, sebbene i genitori auspicassero che il giovane Quirino continuasse l'opera della famiglia o intraprendesse la carriera ecclesiastica, senza tuttavia sortire esito positivo.
Già da piccolo, Quirino mostrò invece una viscerale passione per le arti. All'età di sette anni, mentre si trovava nei pressi della sua abitazione, circondato da una ridente natura incontaminata, accanto al lento scorrere di un fiume e abbarbicato su una roccia sporgente, fu quasi folgorato dall'estro e ne ricavò l'incisione di una figura umana. Ebbe inizio così il suo viaggio nel mondo sconfinato dell'arte, dalla pittura alla musica – che lo videro frequentare corsi di pianoforte, violino e fisarmonica – fino a iscriversi alla scuola di pittura dell'artista Nicola Ciletti a San Giorgio La Molara.
Negli anni '40, la sua passione per la recitazione lo vide protagonista di un film girato nella zona partenopea dal titolo “La Madonna di Pompei”. Furono gli anni in cui, insieme al fratello Angelo Raffaele, percorreva quotidianamente svariati chilometri a bordo di una semplice bicicletta per raggiungere e frequentare il liceo artistico a Benevento, producendo splendidi disegni a matita tra ritratti, paesaggi e copie fedeli di monumenti urbani.
Accanto alla pittura, Quirino si accese giovanissimo di entusiasmi scientifici e intellettuali: coltivò l'amore per l'astronomia, la matematica e la fisica, iscrivendosi all'Accademia di Belle Arti di Napoli (frequentando i corsi di nudo e paesaggio) e contemporaneamente al corso di anatomia patologica presso la Facoltà di Medicina per approfondire lo studio minuzioso del corpo umano. Terminata l'Accademia, il suo desiderio di conoscenza lo spinse ad iscriversi alla Facoltà di Architettura, che incrementò la sua vena tecnica e geometrica, portandolo a redigere progetti ingegnosi come l'uomo volante e il telescopio corredati da scrupolosi calcoli.
La sua inarrestabile sete di sapere lo portò ad abbracciare la speleologia (esplorando grotte preistoriche con il gruppo “Ugo Lago”) e la teologia, apprendendo la lingua latina e approfondendo le religioni monoteiste, infondendo nelle sue tele una costante tensione verso il sacro e il mondo ascetico. Nel periodo napoletano praticò inoltre un'intensa attività sportiva (nuoto, ciclismo, equitazione e scherma).
Negli ambienti accademici e nei circoli culturali napoletani incontrò la futura moglie, Claudia Carelli, figlia di un illustre generale. A seguito del trasferimento della famiglia di lei in Sicilia per motivi di lavoro, nel 1953 Quirino lasciò la terra d'origine per raggiungerla. Sposatisi, elessero a dimora e patria d'elezione la ridente cittadina di Noto (Siracusa), che lo adottò artisticamente e dove il Maestro raggiunse le più alte espressioni della sua carriera, consolidando la sua produzione in una prospettiva trascendente e di ricerca dell'assoluto.
Dagli anni '50 si dedicò con passione all'insegnamento in varie scuole delle province di Siracusa e Ragusa, fino a essere nominato dalla Regione Sicilia, alla fine degli anni '90, Rettore dell'Accademia di Belle Arti “Giotto” di Modica per meriti artistici. Nel frattempo, la sua produzione stilistica si evolveva: dalle prove giovanili a matita (anni '40), si individuano tre momenti artistici che convergono armoniosamente: dall'esordio cubista (ispirato a Picasso e alle avanguardie europee), all'astrattismo e surrealismo (ventennio '50-'70), per giungere infine al simbolismo, esaltato dalla geniale invenzione della tecnica del retinato.
All'inizio degli anni '70, da singole sperimentazioni e dalla fusione delle sue passioni per la fisica teorica (teoria delle stringhe) e l'astronomia, De Ieso pervenne alla creazione della tecnica della “china in sovrapposizione o retinato”, di cui è riconosciuto caposcuola mondiale. Questa trama complessa di singole linee vibranti racconta l'universo umano e ultraterreno. Con tale tecnica immortalerà anche la possente forza della natura nel ciclo dedicato all'Eruzione dell'Etna, frutto di sopralluoghi sul campo condotti insieme all'équipe del Dipartimento di Vulcanologia dell'Università di Catania. Un'opera di questo ciclo è oggi custodita nella collezione reale del Re del Belgio, dopo essere stata esposta alla IV Biennale di Bruxelles nel 1976.
L'impronta di Quirino De Ieso a Noto è indelebile. Tra il 1974 e il 1980 realizzò la celebre “Sala Quirino” all'interno della chiesa di S. Maria alla Rotonda (progettata da Rosario Gagliardi nel 1730-32): un ciclo monumentale ad affresco arricchito dalla tecnica della china in sovrapposizione, diviso nelle quattro pareti tematiche (La Creazione, La Tragedia, La Speranza, La Salvezza) e completato dal soffitto con vedute cosmiche. La Sala è stata oggetto di studio per il restauro nel 2016 da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa.
A ciò si aggiungono il megalitico bassorilievo e le cappelle funerarie nel cimitero comunale, l'edicola votiva di via A. Sofia, i progetti urbanistici e architettonici (come il cine-teatro e l'opera “Inno al Genio Netino” approvata dalla Giunta nel 1982) e il suo ruolo di promotore della celebre Infiorata di via Nicolaci, collaborando negli anni '90 anche con le reti Mediaset per la valorizzazione culturale della città.
L'arte di De Ieso ebbe un ruolo cruciale nel dialogo con la Chiesa post-conciliare (Concilio Vaticano II e l'impulso di Giovanni XXIII e Paolo VI). In stretto contatto con il Cardinale Salvatore Pappalardo e il Segretario di Stato Agostino Casaroli, il Maestro divenne ambasciatore dell'arte sacra contemporanea in Europa e nel mondo.
Dal suo esordio alla Triennale di Milano nel 1957, le sue opere sono state esposte in Francia (UNESCO a Parigi), Inghilterra (Silver Jubilee di Elisabetta II a Londra), Belgio, Svizzera, Polonia (Kraków, 1979), Stati Uniti, Malta e Monaco. Le sue creazioni figurano nelle collezioni museali più importanti, tra cui quelle della Regina d'Inghilterra, del Re del Belgio, del Cardinale Pappalardo e del Cardinale Casaroli. Insignito di numerosi titoli accademici internazionali (Milano, Roma, Salsomaggiore, Saint Louis Missouri, Amsterdam) e della Gran Nomina di Cavaliere dell'Arte nel 2001, il Maestro si è spento a Noto il 23 ottobre 2006.
Ritratto in Bronzo di Giuseppe Pirrone
Straordinario medaglione in bronzo raffigurante il Maestro Quirino De Ieso Senior, realizzato nel 1973 dal celebre scultore Giuseppe Pirrone (diametro 12,5 cm). Quest'opera d'altissimo pregio artistico immortala con raffinata maestria fisionomica e profonda intensità espressiva le fattezze del Maestro, suggellando il profondo legame e l'attestato di stima tra due grandi protagonisti della cultura e dell'arte del Novecento.
La scomparsa del Maestro ha lasciato un'eredità spirituale e culturale di inestimabile valore. Dal momento della sua morte, l'intera produzione, l'archivio, la catalogazione e la tutela della sua memoria sono rigorosamente controllati, vigilati e portati avanti con dedizione dal nipote omonimo, Quirino De Ieso Junior. Fin da bambino complice, confidente e primo estimatore del Maestro, Quirino Jr. si è reso custode fedele del suo immenso patrimonio, ponendo le basi per la costituzione, nell'aprile del 2023, della Fondazione Quirino De Ieso ETS con sede a Milano, presieduta dall'Avv. Vincenzo Ciraulo e con il Comitato Tecnico Scientifico presieduto dal Prof. Paolo Levi, affinché la luce e la genialità di questo grande maestro del Novecento continuino a illuminare le future generazioni.